Lvt: l’ultima frontiera dei pavimenti bagno

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Un materiale dalla diffusione crescente, grazie alle sue caratteristiche di flessibilità, resistenza e leggerezza, unite alla qualità di superfici altamente personalizzabili

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Nuovo appuntamento con la rubrica «Hotel building, design & tecnologia» a cura dell’architetto Vittorio Pedrotti. Tema del suo nuovo intervento, le più recenti evoluzioni in tema di pavimentazioni da bagno per gli hotel.

Il bagno d’albergo ha assunto negli ultimi anni un’importanza sempre maggiore. Un interesse crescente dovuto soprattutto alla maggiore attenzione che gli ospiti contemporanei dedicano alla cura della propria persona. È così che anche nelle strutture ricettive, i viaggiatori vorrebbero ritrovare spazi dall’atmosfera accogliente, dove godere di un momento di relax, quasi come se si trattasse di una mini area wellness personale.
Ed è sempre per questo motivo che l’intervento decorativo nei bagni assume oggi grande importanza nel ricreare stati emotivi di benessere, attraverso effetti e immagini in grado di rispecchiare il concept di design dell’hotel stesso.
Tra le varie tipologie di pavimenti e rivestimenti che in passato non sono state sfruttate al massimo delle loro possibilità, ma che attualmente stanno avendo un incremento nell’utilizzo, vi sono quindi i materiali Lvt (luxury vinyl tile).
Il motivo della progressiva diffusione del loro utilizzo risiede soprattutto in alcune caratteristiche performanti, che ben si addicono all’industria alberghiera per vari aspetti legati alle necessità di posa e di manutenzione.
Primo fra tutti è lo spessore ridotto che, nelle quattro tipologie commercializzate, varia da 2 a 4 millimetri. Il che permette di intervenire senza problemi nei casi di ristrutturazioni veloci, quando il fermo camera è contenuto nei tempi e gli interventi murari vengono ridotti al minimo.
Senza nulla togliere alle caratteristiche della ceramica, delle pietre naturali e dei marmi, che rimangono comunque materiali molto validi, le varie tipologie di Lvt oggi disponibili permettono in particolare di intervenire in maniera flessibile in diverse casistiche di posa: dai pre-adesivizzati (autoadesivi) ai materiali da incollare, fino agli autoposanti e a quelli a click (a incastro).
Essendo di spessore ridotto, le superfici in Lvt sono poi spesso molto leggere (3.400 grammi per metro quadrato nella tipologia da 2 millimetri). Il che ne facilita il trasporto e ne permette l’utilizzo anche in situazioni dove l’eccessivo peso potrebbe essere un problema, come per esempio sulle navi da crociera, sulle barche o sugli yacht. Inoltre, quando necessario, le pavimentazioni in Lvt possono pure essere applicate in sovrapposizione a superfici e rivestimenti esistenti.
Per di più, lo spessore contenuto dell’Lvt non compromette affatto la resistenza di un materiale che risulta comunque adatto a sopportare un transito elevato, riducendo al tempo stesso il rumore del calpestio. La sua particolare plasticità in fase di modellazione permette inoltre di rivestire facilmente anche pareti curve e di creare sguscie di raccordo tra pavimento e parete.
Ma il motivo per cui l’Lvt viene oggi spesso utilizzato per i rivestimenti e i pavimenti dei bagni risiede pure nel fatto che, oltre a garantire un buon livello di impermeabilità, si tratta di un materiale caldo al calpestio e al tatto. Camminandoci sopra a piedi nudi si avverte perciò una sensazione gradevole.
Non solo: la posa, senza produzione di polveri, è realizzata con un “cutter”, che non provoca rumori, permettendone perciò l’installazione anche in orari non consueti per le opere di rinnovo, mentre risultano facilmente sostituibili singole piastrelle o doghe, nel caso di interventi manutentivi. Un ulteriore fattore rilevante è la resistenza dell’Lvt ai prodotti chimici, usati prevalentemente per le pulizie o accidentalmente versati dai clienti.
Nell’ottica di una progettazione sostenibile e di una sensibilità verso i problemi ambientali, alcune ditte produttrici si fanno poi carico di ritirare gli scarti di lavorazione, in modo da reinserirli nel ciclo produttivo come materiale riciclato. I materiali in Lvt garantiscono infine un ampio margine di creatività ai progettisti coinvolti negli interventi, data la vasta scelta di disegni e colori, realizzati nei formati più vari, tra cui piastrelle e doghe, che sono tra quelli più idonei all’utilizzo alberghiero.

Il luxury vinyl tile al microscopio

A livello di conoscenza tecnica la stratigrafia Lvt è la seguente:
Rovescio in Pvc compatto
Fibra di vetro
Disegno su foglio
Strato di usura in Pvc trasparente
Finitura superficiale poliuretanica

La questione scivolosità

Spesso sottovalutata, è una variabile fondamentale da considerare quando si ha a che fare con le pavimentazioni dei bagni. Stiamo parlando del fattore scivolosità, che aumenta e diventa piuttosto pericoloso proprio in zone dove ci può essere la presenza di acqua.
In particolare, visto l’aumento dei casi di infortuni legati a tale aspetto, alcune compagnie assicurative hanno introdotto clausole molto restrittive nelle polizze, per evitare di pagare risarcimenti cospicui. È perciò importante attenersi scrupolosamente alle normative di riferimento.
A tal riguardo i due testi di riferimento principali sono:
la Din 51130 di origine tedesca, detta anche «ramp test»: a prova diretta, misura l’angolo di inclinazione di un piano rispetto allo scivolamento di un operatore posto su di esso. Il valore viene espresso in un indice «R» compreso tra 9 e 13. Ai valori più alti corrisponde un angolo più grande e quindi un maggiore coefficiente antiscivolo.
La Bcra: test nato per i pavimenti ceramici, di origine inglese, misura il coefficiente di frizione rispetto a un campione di cuoio fatto scivolare su un pavimento asciutto e a un campione di gomma fatto scivolare su un pavimento bagnato. Questo test, a seconda delle nazioni ove viene posto in essere, può prevedere anche cuoio su bagnato e gomma su asciutto.
Nello specifico, però, per le pavimentazioni sintetiche, la norma di riferimento europea è la En 13.845, che prevede due tipologie di test: uno a piedi nudi e uno con calzature.
Le pavimentazioni realizzate con materiali resilienti sono invece classificate secondo la normativa En 13.553, che abilita o meno questo tipo di pavimentazione nei locali umidi.
La En 13.893 è poi lo standard europeo che misura il coefficiente dinamico di attrito su superfici asciutte nelle pavimentazioni resilienti, laminati e tessili. È contenuto all’interno della marcatura Ce En 14.041.
In sintesi, i pavimenti in Pvc, anche se conosciuti e utilizzati da anni, hanno in tempi recenti sperimentato un sensibile miglioramento tecnologico (tra cui proprio la nuova generazione degli Lvt), che ha permesso loro di adeguarsi alle nuove disposizioni in materia di sicurezza e sostenibilità, pur mantenendo l’usuale ampia possibilità di scelta di colori, disegni e finiture.

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